Una notte al museo

L’altro giorno mentre ero sulla metro (pardon tube) in uno degli interminabili percorsi della piccadilly line (per intenderci, di quelli in cui hai tutto il tempo di analizzare a fondo tutta la tua vita e trovare soluzioni che poi dimenticherai una volta arrivato alla tua fermata) avevo deciso di dedicare il secondo post a uno degli aspetti che più mi colpisce di questa città, il quale credo si possa riassumere nella parola velocità.

E invece (rullo di tamburi virtuale) ho deciso di accantonare grandemente tutti i miei pensieri pseudo-filosofici da lost in the underground e rimandare a data da destinarsi quel post.

Perchè?

Perchè nel frattempo ho avuto l’occasione di partecipare a uno degli eventi più particolari e strambi a cui mi è capitato di assistere finora: parlo di Lates, un evening event per adulti che si svolge ogni ultimo mercoledì del mese dentro nientepopodimeno che… il Science Museum

E così l’altra mattina, mentre ero ancora alla disperata ricerca di una casa per vivere (capiamoci, sto ancora nella stessa situazione), Jenny mi manda un messaggio chiedendomi se sono interessata a questa serata. Diciamo che non mi sono sfuggita l’occasione, ed eccomi quindi a south kensighton in perfetto orario.
La prima cosa che osservo è… quanta gente! La fila all’ingresso era interminabile, percorreva tutta Exhibition Rd, girava l’angolo del Natural History Museum e continuava ancora oltre! Per un attimo ammetto di aver ripensato alle file della notte dei musei di Roma e che stavo per scappare a gambe levate; a quanto pare però ho fatto bene a dargli fiducia, perchè in meno di 10 minuti di orologio ero già dentro.

Faccio una piccola nota: nonostante questa sia la mia settima volta a Londra, questa è stata anche la mia prima volta dentro il Science museum. Potete quindi capire la meraviglia che ho provato una volta entrata: non mi era mai capitato di vedere un museo sotto quest’ottica, tantissima gente, luci, musica e un atmosfera che, davvero, è difficile da descrivere a parole.
Il museo era come la cornice di una grande e rumorosa festa che stava per cominciare davanti ai miei occhi.

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Trovata Jen e gli altri, cominciamo la nostra esplorazione del museo e degli stand allestiti specificatamente per l’evento, il cui tema principale era “magia ed illusionismo”. A questo riguardo una cosa che ho apprezzato moltissimo è che i piccoli eventi e workshop in giro per il museo (alcuni gratuiti, altri meno) non proponevano giochetti di magia idioti bensì dei veri e propri esperimenti scientifici, i cui risultati erano degli splendidi giochi di illusionismo e di magia.

In altri stand era invece possibile fare piccole cose manuali, come imparare a sviluppare una fotografia da un negativo (workshop che purtroppo non ho fatto, ancora me ne pento) o costruire dei magic boxes in cartone, dentro i quali un oggetto scompare alla visuale grazie all’utilizzo di uno specchio.
Mi sentivo tanto una bambina al parco giochi!

Dopo aver esplorato i cinque piani del museo, abbiamo deciso di avventurarci verso la silent disco del piano terra. Esattamente, proprio così, al piano terra del Science museum era allestita una silent disco, con cuffie, dj invisibile e tanta tanta gente. Devo dire che ancora mi fa strano, stranissmo l’idea di aver ballato “I don’t care, I love it” dentro il Science Museum! 😀

Il momento più bello, tuttavia, è stato verso la chiusura dell’evento, quando alla richiesta collettiva di una one more song, è partita la Bohemian Rapsody dei Queen. Quello che si è creato è stato qualcosa di incredibile: un coro di voci, inizialmente sottile e pian piano sempre più forte, ha preso possesso di tutto il museo, rimbombando in ogni angolo per i suoi cinque piani. La gente ci guardava e ci faceva video, e noi eravamo li che cantavamo a squarciagola, ormai senza cuffie, guardandoci l’un con l’altro e rendendoci conto di quanto liberatorio fosse quel cantare collettivo e quanto fenomenale fosse quello che stavamo creando.

Li, nel Science Museum di Londra, per quei 7 minuti.

Alla fine è partito un lungo applauso e quello che ricordo, e con cui voglio lasciarvi per chiudere questo post, è la frase di Paul, che ricordo appena: “non capita tutti i giorni di vedere tanta gente ballare e cantare sotto i modellini dell’Apollo in un museo!”

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